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Cosa Facciamo

L'attività del Centro per i Disturbi del Comportamento "Villa Pia", operativo dal 2005, è integrata nell'ambito del "Centro per lo Studio, la Diagnosi ed il Trattamento dei D.C.A." della ASL Roma G, che provvede alla prima valutazione clinica del paziente e decide l'opportunità o meno dell'inserimento in un programma di cura condiviso con il Centro "Villa Pia".

"Villa Pia" propone due percorsi di cura, entrambi con durata media
di mesi 3:

  • Programma residenziale (ricovero per 20 posti)
  • Programma semiresidenziale (Centro Diurno per 40 posti)

La presa in carico del paziente nel Centro è temporanea e specializzata ed è da considerarsi una "parentesi" di un lavoro che richiede molto tempo e, soprattutto, l'attivazione di una rete assistenziale che permette al paziente di continuare il percorso di cura anche dopo le dimissioni.

Il programma prevede trattamenti intensivi psicologici e nutrizionali integrati, in un contesto alternativo a quello abituale e con un "approccio multidisciplinare integrato, multidimensionale e multiprofessionale", che tenga conto dei diversi aspetti in gioco e che si basi sulla collaborazione di diversi specialisti.

Il percorso riabilitativo si realizza attraverso il "modello psicodinamico", che tende a privilegiare la relazione che si stabilisce tra il paziente e l'operatore. Il lavoro con il paziente si basa sulla stimolazione della motivazione al cambiamento da una parte e sull'analisi delle eventuali resistenze al cambiamento stesso, dall'altra.

L'accettazione del ricovero da parte di pazienti affetti da D.C.A., e la loro più o meno esplicita richiesta di aiuto, non necessariamente è indice di una reale accettazione delle cure. Spesso può accadere che alla richiesta di presa in carico non corrisponda una profonda motivazione a cambiare e l'adesione alle cure può rappresentare una compiacenza e un'accondiscendenza a quanto viene proposto. Tale dinamica è spesso evidente per chi soffre di anoressia e bulimia, ma può essere presente anche nei pazienti obesi; in questo caso l'adesione al progetto di cura può rappresentare l'irrealistica richiesta di ottenere quel contenimento esterno che il paziente non riesce a trovare dentro di sé.

E' per questo che risulta di fondamentale importanza, fin dalla prima valutazione, cercare di costruire una relazione terapeutica di fiducia, riconoscendo la difficoltà del cambiamento e il disagio che è alla base del sintomo. Pertanto, è indispensabile privilegiare un atteggiamento di ascolto, assolutamente imprescindibile all'interno di tutte le fasi del progetto, in particolare nelle situazioni di particolare criticità del percorso.

Un momento di particolare difficoltà, per esempio, può presentarsi nel momento in cui un ospite della struttura, con un suo particolare comportamento, trasgredisce una regola di convivenza.

Si tenta di uscire da una logica di regolamentazione ferrea del comportamento del paziente: logica che diventa facile terreno di manipolazione e di riduzione del paziente da "soggetto" attivo del proprio percorso di riabilitazione ad "oggetto" della cura.

I diversi professionisti che lavorano nel Centro sono formati a leggere anche la trasgressione alla regola come espressione sintomatica, che ha un significato tutto da leggere, da capire e da interpretare: in tal senso, la si rimanda al paziente, nel tentativo di costruire un pensiero sul comportamento agito.

Nel fare questo, si tenta di trovare “una terza via, tra la condanna superegoica della trasgressione attraverso la punizione e il permissivismo privo di regola” (M. Carestia “Il trattamento in Istituzione dell’anoressia-bulimia” in F- Galimberti (a cura di) “Corpo, gruppo e istituzione”, Ed. Franco Angeli, Milano 2000).

Certamente tale modello può mostrare anche degli svantaggi, che si ravvisano fondamentalmente nella fatica che gli operatori devono assumere su di sé nel trovarsi di fronte alle angosce della necessità di una lettura attenta, prudente e soprattutto flessibile delle dinamiche profonde del paziente, delle sue richieste, dei suoi bisogni (che a volte passano anche attraverso comportamenti dirompenti e distruttivi).

A tutto questo, la richiesta di una ferrea adesione alla regola, nonché la rigida applicazione di norme e corrispondenti provvedimenti alle eventuali trasgressioni, risulterebbe più facile e decisamente più rassicurante.

In realtà, dal momento che il tema del "limite" è una problematica che caratterizza profondamente queste patologie, anche la trasgressione della regola (così come la sua compiacente accettazione) non può che essere letta all'interno di tali profonde dinamiche personali.

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